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Natura del Monte Baldo

La coltura dell'olivo

Sulla riviera del Lago di Garda la coltivazione dell’Olivo, favoríta dal clima mite di tipo mediterraneo, risale probabilmente ai tempi più antichi e per alcune zone è sicuramente documentata, prima dei Romani, nel periodo degli Etruschi (IX-VII secolo A.C.). Nel corso dei secoli la diffusione degli oliveti, con la realizzazione di estese aree terrazzate sostenute da muri a secco, ha sostituito I’originaria formazione vegetale termofila dominata dal Leccio, determinando I’attuale impronta del paesaggio benacense.

In un documento della prima metà del ‘700, un anonimo fattore riporta l’elenco dei lavori negli oliveti gardesani, molti dei quali vengono tuttora praticati con modalità sostanzialmente simili, tramandate di generazione in generazione attraverso i secoli. Nel periodo primaverile ogni anno, una volta controllati e sistemati i muri a secco, si scalzava il terreno intorno agli olivi per circa due metri (cinque piedi), arieggiando le radici.

Ogni tre anni, secondo una consuetudine gardesana tuttora in uso, si effettuava la concimazione con letame e la potatura della chioma. Assieme alla potatura si procedeva alla slupatura, operazione detta “cavar el mars” (togliere il marcio), eseguita con una apposita sgorbia, un’ascia a forma di coppo detta cavamars, asportando dal tronco le parti colpite dal marciume e dalla carie del legno. Per tutta l’estate fino all’autunno inoltrato, l’oliveto non richiedeva ulteriori lavori. Verso metà novembre aveva inizio la raccolta delle olive effettuata a mano, che poteva, talvolta, durare fino al marzo successivo.

Utilizzando la caratteristica scala detta scalìi, con pioli disposti a lisca di pesce chiamati cauce, si saliva sugli alberi per raggiungere i frutti.Facendo scorrere la mano dalla base dei rami verso le fronde, si staccavano le olive lasciandole cadere in teli stesi sotto le piante o riponendole in una particolare sacca di cuoio legata alla vita, detta gremal.

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